Marketing conversazionale: le aziende oggi e i possibili sviluppi

2018-12-03-Blulogo-Blog-Articolo-Marketing-Conversazionale

Marketing conversazionale: le aziende oggi e i possibili sviluppi

Quale miglior modo di concludere una settimana di lavoro se non con un momento di incontro e confronto?

Nella giornata di venerdì 30/11 abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla Mail Up Marketing Conference, organizzato dall’omonima società, leader in Italia nel settore dell’email marketing. L’evento, incentrato sulla modernissima tematica del marketing conversazionale, ha riunito speaker del calibro di Chris Messina (niente meno che l’inventore del famosissimo HASHTAG, l’autore di diversi prodotti a marchio Google e Uber ed il fondatore del primo spazio coworking di San Francisco) o di Laura Corallo, Chief Marketing and Operating Officer di Eataly Net.

Nell’arco della giornata sono state affrontate svariate tematiche quali:

– L’omnicanalità tra opportunità e prospettive nelle aziende italiane

– Il conversational computing e la rivoluzione nel campo dell’informazione

– Il design thinking e la creatività nel problem solving

– Affrontare le sfide: trasformazione digitale e interazione tra offline e online

La conferenza si è rivelata un’ottima opportunità per i professionisti del settore di conoscere nuovi punti di vista e spunti, osservando come le tecniche di comunicazione e marketing si stiano adeguando al rapidissimo sviluppo tecnologico e digitale nonché ai comportamenti degli utenti.

Come sta cambiando il mondo del marketing? A cosa prestare attenzione a ridosso del 2019?

Un focus da non perdere: la centralità del cliente

Passano gli anni, gli strumenti di interazione con l’utente diventano sempre più tecnologici e diffusi su larga scala, eppure più le possibilità si ampliano, più il focus al centro del mirino è ristretto: bisogna parlare al singolo utente.

L’epoca del messaggio uno-a-molti è finita. La comunicazione da cartellone o da televisione è passata: oggi si parla a Giada, a Marica, a Francesco e a Luca. Ogni utente va ascoltato, capito e supportato. Questo perché in questo mondo moderno SIAMO TANTI ed è molto probabile che il servizio/prodotto che offriamo lo stiano proponendo anche decine di altre aziende. Ecco quindi che dobbiamo distinguerci per due fattori:

1 – Sicuramente dobbiamo avere un buon prodotto/servizio = farlo meglio degli altri

2 – Dobbiamo focalizzare le nostre strategie tenendo sempre presente che il cliente è al centro di tutto

Cosa significa? Significa che dobbiamo dire addio al “compralo perché è bello” o al “compralo perché ti renderà felice” e dobbiamo invece sempre IN PRIMIS rispondere alla domanda “a cosa serve?” e offrire al cliente una soluzione.

Infatti, analizzare costantemente il comportamento del consumatore e cercare di soddisfare le sue necessità sono due dei principi fondamentali che consentono la sopravvivenza di un’attività commerciale. Questo perché i clienti non sono tutti uguali e quindi anche la comunicazione deve cambiare.

Ma non si tratta solo dello step finale: è invece un processo che parte fin dal principio e che deve fungere da stimolo perché il nostro prodotto o servizio risponda di fatto a un’esigenza (o domanda di mercato).

I presupposti perché un’idea di business sia efficace sono quindi:

1 – Costruire un’azienda, dall’ottica del tuo cliente tipo;

2 – Individuare le tempistiche per stabilire un’idonea organizzazione;

3 – Assumere i bisogni del cliente tipo e cercare di soddisfarli mediante l’erogazione di servizi e prodotti;

4 – Definirne le logiche di realizzazione.

Che cosa significa soddisfare il cliente? Che il consumatore è colui che decide il ritmo di produzione e le modalità di servizio; per questo bisogna rispettare le sue aspettative.

 

L’importanza della conversazione 

Il Marketing Conversazionale si basa proprio sul concetto che al centro della strategia ci sia un dialogo tra consumatore ed erogatore del servizio.

Il principio su cui si basa? L’ascolto dei clienti, l’arma vincente per scoprire i loro bisogni e conoscere appieno le loro necessità.

Dalla teoria alla pratica, però, c’è come sempre un pochino di differenza.

Come puoi interpretare i comportamenti di altre persone, con le quali molto spesso non ha un rapporto diretto?

Puoi scegliere diverse strade, tra cui:

– I social media, utilizzatissimi e sempre soggetti ad aggiornamenti, attualmente sono al centro delle campagne di marketing. Le interazioni degli utenti devono essere considerate dei veri e propri input per migliorare il brand oppure i prodotti offerti da esso. Molto spesso i social media sono considerati canali grazie ai quali le persone si sentono di esprimere liberamente la propria opinione: facciamone tesoro;

– I blog, in cui devono essere caricati costantemente articoli. In alcuni casi le aziende consentono ai propri lettori di lasciare commenti, invogliandoli a condividere quanto pensano su una particolare tematica. In altri casi, invece, il blog può essere utilizzato come un mezzo di diffusione di un prodotto oppure servizio;

– I sondaggi, attraverso cui è possibile raccogliere le opinioni -di diversa natura- dei fruitori. Grazie ad esse è infatti possibile migliorare la qualità delle prestazioni erogate;

– L’e-mail marketing, il cui potere è fortissimo. L’invio di newsletter personalizzate sull’esperienza dell’utente e sulle sue più recenti azioni consente di trasformare clienti occasionali in abituali e di attirare nuovi acquirenti.

 

L’omnicanalità: online e offline coesistono?

Omnicanalità è una parola che si stente sempre più spesso… ma cosa significa? Abbiamo visto nel paragrafo precedente come la tendenza a conversare con il proprio pubblico e ad ascoltarne la risposta con attenzione ci porti ad adottare un numero sempre più vasto di canali.

Ma cosa significa? In buona parte, anche che bisogna integrare gli strumenti online con quelli offline. Fare un bel sito e avere un bel negozio non è sufficiente se non aggreghiamo i dati raccolti dalle due fonti.

Immaginiamo di gestire le attività di marketing di un parrucchiere.

Cosa accadrebbe se inviassimo una newsletter generica “Lisci perfetti, con ogni stagione” alla cliente che è appena uscita dal negozio con la permanente fatta?

Come potrebbe reagire invece se le comparisse una notifica push “Grazie per essere stata con noi: siamo certic he stasera farai un figurone con il tuo bellissimo nuovo look! Ti aspettiamo tra 3 mesi per un ritocco con uno sconto del 10%!”

Il risultato sulla cliente sarebbe lo stesso oppure le chances di fidelizzarla varierebbero considerevolmente? Le tecnologie moderne ci consentono (nel rispetto della privacy degli utenti) di fare questo: di sapere che Giada ha 28 anni, che è la prima volta che viene in negozio, che ha appena fatto la permanente ed è uscita da pochi minuti. E ci permettono inoltre di mandarle un messaggio quanto più possibile personalizzato per dimostrarle che vogliamo offrirle un servizio valido e pensato per lei.

L’esperienza dell’utente/del cliente acquista subito un valore completamente nuovo, perché l’offerta non è più generica, ma va a rispondere alle sue esigenze, abitudini, ai suoi gusti e alle sue possibilità.

 

Il potenziale, una volta assimilate queste informazioni, è infinito. Ma perché sia efficace è necessario coordinare il tutto, nel concreto, all’interno dell’azienda. Siamo in grado di gestire tutti i canali? La visione aziendale è stata acquisita da tutti i reparti? Gli strumenti a disposizione del personale sono quelli adatti? La strategia è stata condivisa? Il budget allocato è sufficiente?

 

Ogni successo inizia con un progetto ad hoc. Non aspettare oltre per lavorare sul tuo: contattaci!