Riforma copyright: la decisione dell’Unione Europea

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Riforma copyright: la decisione dell’Unione Europea

Come avevamo già anticipato in un articolo del blog, il 5 luglio 2018 il Parlamento Comunitario ha proposto una riforma riguardante la tematica copyright.

Siamo stati qualche mese con il fiato sospeso ma il giorno tanto atteso/temuto è arrivato: mercoledì 12 settembre la normativa è stata approvata, portando con sé qualche modifica rispetto alla bozza presentata (questo perché la materia trattata è tecnicamente complessa). Come in tutte le cose, si sono creati due poli opposti non solo all’interno del Parlamento ma anche degli stessi gruppi politici. Il motivo di questa spaccatura è semplice: il copyright ingloba tanti diritti e presenta molte eccezioni al suo interno.

La revisione della normativa è stata al centro di numerosi attacchi in questi mesi, da parte di esperti di diritto, attivisti e grandi gruppi editoriali.

Sapevate che le regole d’autore non subiscono modifiche dal 2001? Ecco uno dei motivi  per cui è stata percepita la necessità di effettuare dei cambiamenti, considerando che l’editoria digitale sta prendendo il sopravvento specialmente grazie allo sviluppo continuo del mondo dei social media.

Che cosa comporta la nuova direttiva?

Siamo tutti molto curiosi di scoprire quali siano le nuove regole riguardanti il diritto d’autore, in vigore nell’Unione Europea. Iniziamo da qualche dato numerico: hanno votato a favore della riforma 438 parlamentari, hanno votato contro in 226, mentre sono stati 39 gli astenuti.

La direttiva votata nell’Aula di Strasburgo ingloba nuovi principi, specialmente per i giganti del web, come Facebook e Youtube, i quali avranno il compito di ricompensare gli autori di contenuti condivisibili, come giornalisti e artisti e saranno responsabili di eventuali violazioni dei diritti. Il movente principale è quello di riuscire a tutelare il mondo dell’editoria da un momento di crisi, riconoscendo così l’importanza di coloro che riportano alla collettività informazioni attendibili e di qualità, sorvegliando la fonte originale della notizia dalle copie soggette a modifiche.

Le piccole piattaforme online hanno avuto un destino diverso: la norma aveva sicuramente spaventato i piccoli siti web, ma anche un colosso: Wikipedia, l’Enciclopedia libera per eccellenza. Quest’ultima aveva scioperato in luglio, al momento del voto del Parlamento europeo che, anche per questo motivo, aveva deciso di rimandare la questione a settembre.

In fase di contestazione possiamo dire che gli articoli 11 e 13 sono stati certamente i più discussi e soggetti a critiche.

Vediamo insieme le decisioni definitive in merito prese dal Parlamento Europeo dopo un’attenta analisi:

  • L’articolo 11 prevede quello che abbiamo già accennato, ovvero la priorità di garantire agli editori una retribuzione direttamente proporzionale all’utilizzo dei contenuti pubblicati sulle piattaforme digitali. Nella versione approvata il 12 settembre, il testo specifica che i fornitori di servizi fino a 250 dipendenti e le piattaforme senza scopo lucro sono escluse dai nuovi obblighi così come gli utenti che utilizzano in maniera “privata”, “non commerciale” i contenuti coperti da copyright.
  • L’articolo 13, invece, impone alle grandi aziende di firmare “accordi di licenza e cooperazione con i titolari dei diritti” per disciplinare l’utilizzo dei contenuti nel mondo digitale.

È importante cercare di tutelare i lettori dalle false notizie: questo è stato il fine che ha concesso al Parlamento Europeo di apportare delle modifiche dopo 17 anni.

Sempre con lo stesso obiettivo, è necessario fornire al proprio pubblico un’anteprima del contenuto che andrà a visionare, così da permettere all’utente di scegliere se proseguire o meno con la lettura o visione.

I fornitori di servizi dovranno inoltre essere sempre pronti a rimuovere e modificare i contenuti in caso di reclami e non sarà permesso né il ricorso agli snippet – le anteprime delle notizie online – né la possibilità di riportare informazioni senza pagare i corrispettivi diritti.

Le posizioni contrastanti in seguito all’approvazione della riforma Copyright 

Soddisfatto il relatore della direttiva, il popolare tedesco Alex Voss, che ha definito l’entrata in vigore della nuova normativa come un ottimo segnale e punto di partenza per l’industria culturale e creativa europea.

Dello stesso parere il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, fiero di poter prendere una posizione in merito alla lotta alle fake news.

Isabella Adinolfi, invece, eurodeputata del Movimento 5 Stelle, sostiene che la nuova riforma conceda maggior potere alle multinazionali, screditando le imprese digitali e la libertà di espressione.

 

La riforma Ue del Copyright è nata dalla costatazione delle difficoltà che incontra la tutela del diritto d’autore nel mondo digitale.

Salvaguardiamo il mondo digitale, compiendo quotidianamente piccoli passi per ottenere risultati efficaci!