Social, giornalismo e fake news: una strada difficile

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Social, giornalismo e fake news: una strada difficile

La celebre frase “Content is king”, nel periodo storico in cui i lettori sono bombardati da informazioni, non è mai stata così vera.

Il consiglio dato a coloro che si dedicano alla stesura di articoli, notizie o semplici post sui social è quello di scrivere sempre contenuti di valore.

Ma è sempre questo l’approccio? Purtroppo no, perché spesso le informazioni che troviamo online non solo non sono di valore, ma risultano false e tendenziose.

Mark Zuckerberg e le proposte per tutelare gli utenti nei social

Lo scorso 22 Maggio, il celebre Mark Zuckerberg si è trovato ad affrontare la delicata questione di un utilizzo distorto degli strumenti di comunicazione da parte di un numero sempre crescente di utenti. Nel farlo, il proprietario del social ha fornito al Parlamento Europeo delle risoluzioni definite “troppo vaghe” che hanno suscitato notevole scalpore.

A questo proposito -come ci ricorda il papà di Facebook- si sta cercando di controllare maggiormente l’utilizzo dei social network, cercando di garantire l’affidabilità e la bontà delle notizie pubblicate. Ma, come possiamo vedere, attualmente non esiste ancora una garanzia nel risultato.

Fermare la propagazione, specialmente online, di contenuti terroristici e di fake news che inquinano (ad esempio) le vicende politiche, non è affatto facile e richiede un intervento.

 “È vero che fake news, interferenze esterne nelle elezioni e uso illecito dei dati degli utenti restano un problema grave. Ci vorrà tempo per operare i cambiamenti necessari ma sono impegnato a stanziare gli investimenti necessari per risolvere questi problemi. Abbiamo raddoppiato il team della sicurezza che è passato a 20.000 unità. Per noi la sicurezza viene prima dei nostri profitti”  – ha affermato Zuckerberg.

Gli interessi delle persone, in un’epoca in cui si è sottoposti ad una moltitudine di stimoli, cambiano con notevole frequenza e, molto spesso, la fonte presso cui si assimilano informazioni nuove, sono proprio i social network. Questo incide sulla distribuzione delle informazioni: cercare di prediligere notizie affidabili e verificate nella sezione “News Feed” dei social è sicuramente l’obiettivo che si sta cercando di raggiungere.

L’industria delle notizie nell’era del web

Adam Mosseri, attualmente Product Manager presso Instagram, durante una conferenza organizzata da Columbia Journalism Review e The Information, ha evidenziato quanto sia complessa la gestione dell’industria delle notizie.

In pochissimo tempo, abbiamo avuto la fortuna di assistere come spettatori ad un vero e proprio stravolgimento epocale: la comunicazione tradizionale e cartacea, in seguito all’avvento del web, è stata letteralmente modificata e per certi versi anche sostituita!

Mosseri sottolinea che una rapida propagazione di notizie online, come tutte le cose, ha i suoi pro e i suoi contro:

  • DA UN LATO amiamo certamente avere notizie sul mondo che ci circonda in tempo reale
  • DALL’ALTRO LATO odiamo non avere un filtro che ci permetta di saper distinguere oggettivamente le notizie reali da quelle false. Questo aspetto risulta certamente complesso, per i miliardi di contenuti pubblicati ogni giorno e per il vasto numero di editori, ancora in crescita.

 

È possibile valutare se un utente si dedichi alla stesura di contenuti validi?

Rupert Murdoch, imprenditore statunitense, ha vivamente consigliato di pagare gli editori per la pubblicazione delle notizie. È stata una provocazione?

Secondo la risposta di Mosseri, evidentemente sì: “Ci sono troppi editori in troppi Paesi in tutto il mondo per farlo. Non sarà mai un modo per supportare l’intero settore”.

Insomma: il problema momentaneamente rimane, ma cercare in ogni modo di migliorare le aspettative future è sicuramente il primo step da fare.

Come ha reagito il mondo di Facebook?

Ecco alcune delle linee preventive, fornite da Mark Zuckerberg per il mondo di Facebook, al fine di garantire risultati efficaci:

– Fake news e profili: ad oggi sono stati rimossi, in pochissimo tempo, circa mezzo miliardo di account falsi, grazie all’intelligenza artificiale e l’intenzione di usare fact-checker esterni, che aiutino l’impresa a ridurre il problema;

– Terrorismo: sono stati rimossi il 99% dei contenuti in grado di generare allarmismo, prima ancora che questi potessero raggiungere gli utenti;

– Mercato pubblicitario: Facebook come social network detiene circa il 6% del mercato globale pubblicitario, un dato che fornisce ampia possibilità di scelta agli inserzionisti.

Ma per quanto chi gestisce queste piattaforme si sforzi, è quasi impossibile che la diffusione di notizie false o misinterpretabili possa cessare del tutto. Ecco perché il consiglio più efficace è certamente quello di non credere a tutto ciò che si legge sul web! Le informazioni vanno reperite da siti certificati, in grado di fornire ai propri lettori delle testimonianze oppure delle fonti a cui poter far riferimento.

È possibile pensare a un mondo dei social ideale? Sicuramente potrebbe essere quello in cui gli utenti optino per un utilizzo intelligente per gli altri, ma specialmente per se stessi!

 

[Fonti: Wired.it]