Rebranding e nuovi loghi: una comunicazione coordinata, per un’identità solida

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Rebranding e nuovi loghi: una comunicazione coordinata, per un’identità solida

Capita, a volte, di scoprire di avere a che fare con lo stesso interlocutore, quasi per caso. Mi spiego meglio: vi è mai successo di rendervi conto che il vostro meccanico, l’avvocato, il bar preferito, il servizio di trasporti o il negozio di cibo per animali utilizzi 5 loghi diversi in 5 punti diversi?

Mi è successo recentemente di far caso a questa cosa in un ristorante, dove insegna, tovagliolo, biglietto da visita e fattura riportavano 4 versioni differenti del medesimo logo. Non variavano di molto: in un caso era stato scritto solo il nome, in un altro c’era un elemento grafico che poi è evidentemente evoluto nel tempo sugli altri supporti, senza essere sostituito.

Ecco: questo è un errore.

Adattare il proprio logo alle tendenze

Purtroppo (o per fortuna) anche la grafica segue delle mode ed è quindi difficile che un logo sia lo stesso per sempre. Questo ce lo hanno insegnato Google, Algida, Apple (come dimenticare la melina arcobaleno?), Starbucks, Shell, Enel e moltissimi altri: bisogna adattarsi ai gusti grafici del tempo.

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Ombre, rilievi, palette di colori, prospettive: sono tutti elementi grafici che possono far cambiare completamente la percezione anche della scritta più semplice. A volte vengono aggiunti nuovi elementi, in altri casi vengono tolti. Spesso si tende, con il passare del tempo, a semplificare. Ma la verità è che a volte non importa quale sia la direzione del cambiamento: l’importante è che sia chiaro e coerente.

 

 

Non solo moda: cos’è il rebranding e perché lo facciamo

In molti casi, il motivo che sta dietro a un nuovo logo non è puramente estetico o grafico: a volte c’è di mezzo un vero e proprio rebranding.

Rebranding: la strategia con cui un prodotto o un sevizio modifica la propria veste identitaria (nome, motto, logo, ecc.) per immettersi nuovamente sul mercato in modo innovativo.

Il rebranding può essere completo o parziale. Nel primo caso si vanno a modificare logo, nome, strategie di marketing, tipologia di comunicazione, ecc. Nel secondo caso, le modifiche sono meno evidenti e il risultato è più legato alla percezione che l’utente ha del brand.

Ma torniamo al nostro logo. Quando si va a toccare la visual identity di un marchio, si vanno a intaccare anche i valori legati a quel marchio, le emozioni, le sensazioni e la capacità dell’utente di identificarvisi. Non è cosa da poco, in effetti, quindi sappiamo che varrà la pena di cambiare se il cambiamento sarà migliorativo.

Ma cosa deve avere un logo per funzionare?

Un logo deve riuscire a comunicare e trasmettere una sensazione e/o un messaggio. Deve rispecchiare, anche graficamente, l’emozione che si vuole suscitare nell’utente/lettore. Ad esempio, il logo di un centro estetico non potrà mai essere realizzato con determinati colori e font. Scegliere le tonalità giuste o sbagliate può fare un’enorme differenza:

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Originalità, capacità espressiva, coerenza vengono sempre premiate, a patto che non rendano complesso decifrare il messaggio. Alcuni casi di successo sono, ad esempio, loghi come quello di FedEx, in cui compare una freccia tra la lettera “E” e la “x”, oppure del logo Burger King, in cui il nome rappresenta il ripieno di un succulento hamburger.

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Un messaggio univoco

Quale che sia la direzione che avete deciso di prendere con la vostra operazione di rebranding, parziale o totale, è di fondamentale importanza fare in modo che questa sia univoca e coerente. Se avete appena stampato duemila bigliettini da visita con il logo vecchio o se vi siete accorti di avere utilizzato una versione superata del logo per la carta intestata, bisogna intervenire. Per quanto possa sembrare uno spreco di denaro, buttare via tutti i supporti che riportano il logo vecchio è indispensabile per creare riconoscibilità. È chiaro, non sarà SOLO il logo a fare del nostro business un successo, ma avrà una componente fondamentale se riuscirà a far sì che il cliente si ricordi di noi e ci ritrovi in futuro.

L’utente che si trova bene saprà riconoscere la nostra attività, potrà parlarne con amici e parenti, consigliarla, recensirla e acquistare nuovamente. Per poterlo fare, dovrà essere in grado di distinguerci tra decine, centinaia, migliaia… a volte anche milioni.

Come studiare un nuovo logo?

Lo studio di un nuovo brand non è qualcosa che si può fare in 5 minuti o senza pensare. È un’attività che va affidata a un esperto e che richiede studio, ragionamento, confronto, creatività e intuizione. Non esiste quindi una vera ricetta per ideare un bel logo, ma, prima di partire è sicuramente importante sapere:

1- Cosa vogliamo trasmettere (precisione, rapidità, affidabilità, serenità, ecc.)

2- A chi stiamo parlando (grandi aziende, piccoli artigiani, teenagers, anziane signore, ecc.)

3- Cosa ci rappresenta e contraddistingue (tradizione, italianità, internazionalità, versatilità, creatività, ecc.)

4- Cos’hanno scelto i nostri competitors – in questo caso vale la pena fare un’analisi in due direzioni: da un lato, trovare una soluzione che ci consenta di distinguerci, dall’altro, capire se ci sono forme/colori/tratti tipici del settore e che ci consentiranno immediatamente di essere riconosciuti (es. Campo medico = colore blu, Prodotto ecologico o biologico = colore verde, ecc.).

Abbiamo tutte queste informazioni? Ora non ci resta che incanalarle in qualcosa di semplice ma riconoscibile, originale ma immediato, di impatto ma professionale. Non proprio una passeggiata… ma indubbiamente una sfida appassionante!

 

Stai pensando a un nuovo logo per la tua azienda? Contattaci!

[Fonti: Ninjamarketing.it; Net-expert.it]