Smartphone dystopia: la dipendenza da smartphone tra implicazioni e conseguenze

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Smartphone dystopia: la dipendenza da smartphone tra implicazioni e conseguenze

Come per ogni grande successo, anche nel mondo delle grandi innovazioni social siamo di fronte ai primi giri di boa. Lo raccontano a Paul Lewis del The Guardian diversi brillanti innovatori e pionieri della Silicon Valley, che oggi si pentono delle loro creazioni milionarie e fanno marcia indietro.

L’inventore dei like rinuncia alle app

È il caso del 34enne Justin Rosenstein, che ha deciso di dare un taglio netto alla propria vita social.

Justin ha deciso di chiudere il proprio account di Snapchat, paragonando il social all’eroina. Si è poi imposto dei limiti sull’utilizzo di Facebook e, in agosto, ha acquistato un nuovo iPhone e chiesto al proprio assistente di installarvi un sistema di parental-control che gli impedisca di scaricarvi qualsiasi app.

Chi è Justin Rosenstein? Colui che ha inventato il tasto LIKE.

Capire il bisogno delle persone di poter esprimere la propria approvazione, il consenso, l’entusiasmo e l’affetto con un semplice gesto era stata un’intuizione geniale. Oggi, infatti, tutti i principali social hanno un equivalente del like e tutti gli utenti lo utilizzano sempre.

Justin però oggi non la vede così e definisce i like come “scintillanti tintinnii di pseudo-piacere”, tanto seducenti quanto vacui.

La sua preoccupazione è principalmente indirizzata verso gli effetti psicologici che un abuso della tecnologia possa avere sulle persone.

Dipendenza da smartphone: quanto tempo passiamo al cellulare?

Una recente ricerca svolta su 100mila partecipanti ha infatti dimostrato che la media tocca il proprio schermo 2.617 volte al giorno.

Sono stati calcolati clic, scroll, swipe, unlock e qualsiasi genere di “touch” e il risultato è stato impressionante. Gli utenti più accaniti hanno superato i 5.000 “touch” al giorno, per un totale di 132 sessioni e di 225 minuti quotidiani di utilizzo dello smartphone.

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E parliamo di una stima al ribasso, dal momento che tutte le attività eseguibili mentre il telefono è bloccato non sono state conteggiate, eppure non sono poche.

Nella media, prendiamo in mano il nostro cellulare 76 volte nell’arco della giornata, dalle 7 del mattino fino all’ora in cui si va a dormire. Tuttavia, l’87% degli intervistati hanno toccato il proprio smartphone almeno una volta anche tra mezzanotte e le 5 del mattino.Blulogo-Uso-smartphone3

Ma per cosa utilizziamo il cellulare? Dei 2.617 touch quotidiani, i principali sono così distribuiti:

  • 12% Facebook
  • 11% messaggistica
  • 10% chat varie
  • 9% schermata home
  • 5% Chrome
  • 3% si collocano in questa fascia Instagram, Gmail, le app di Google, dscout
  • 1% anche qui troviamo diverse app: Twitter, Reddit, Snapchat, YouTube, ecc.

Possedere uno smartphone ha dei costi cognitivi

I dati sopra citati sono rappresentativi di un utilizzo degli smartphone particolarmente intenso, che ha portato Justin Rosenstein e molti altri come lui a fare un passo indietro.

“È tipico dell’essere umano sviluppare cose con le migliori intenzioni, che abbiano però conseguenze negative indesiderate” – commenta Rosenstein, che oggi dirige un’azienda che lavora per migliorare la produttività negli uffici.

La dipendenza da smartphone è un problema crescente, con implicazioni sempre più gravi sulla capacità di concentrazione e sullo sviluppo del QI.

Recenti studi affermano che la sola presenza dello smartphone ha degli effetti negativi sulle capacità cognitive. Rimanere concentrati e attenti su un compito resistendo alla tentazione di utilizzare il proprio smartphone è possibile, ma la sola presenza del dispositivo riduce le capacità cognitive: ci distrae.

Inoltre, il costo cognitivo aumenta con l’aumentare della dipendenza da smartphone.

Una conclusione per riflettere

In poche parole le informazioni che l’ambiente (reale e non) ci fornisce sono moltissime e la capacità di processarle è ridotta e viene allocata in modo selettivo. Questo ci porta a due conclusioni:

1 – Solo ciò che è realmente rilevante per l’utente in un preciso momento catturerà la sua attenzione
2 – Abbiamo bisogno di ridimensionare il nostro utilizzo di social, app e smartphone

 

La premessa è dunque questa: fermarsi prima di varcare la soglia della dipendenza da smartphone, internet e social è una sfida, che dobbiamo affrontare.

Poi però dobbiamo guardare il mondo moderno da un’angolazione più ampia e capire come trarne il meglio. Quasi ognuno di noi fa parte della domanda (da un lato) e dell’offerta (dall’altro). Riuscire a ottenere il massimo dalle vastissime possibilità che la tecnologia offre è, oggi, una sfida che ci consente di ottenere i risultati sperati in entrambi i contesti.

Sfruttare nuovi canali che ci consentono di offrire e di ricevere la cosa giusta al momento giusto è altrettanto impegnativo, ma è il nostro obiettivo riuscirci.

Se è vero che l’attenzione è selettiva, non abbiamo più tempo per errare, provare, sparare a zero.

Quando stiamo OFFRENDO dobbiamo ricordarci di condividere sempre del valore: competenza, esperienza, conoscenze. E dobbiamo offrirli a chi li sta cercando, quando li sta cercando.

Quando stiamo DOMANDANDO, dobbiamo essere in grado di riconoscere il valore e trarre da quel meraviglioso mondo che è il web, tutti i vantaggi che può offrirci.

Siamo responsabili di quello che condividiamo e scegliamo noi cosa carpire dai milioni di stimoli che riceviamo: iniziamo a metterci la testa e sarà tutto diverso.